Vocabolario cateriniano

1717 1722

 

 

Autore

Gigli, Girolamo

Titolo

Vocabolario cateriniano

Stampe

Prima edizione:

1717: Vocabolario cateriniano.

 

Biblioteca dell’Accademia della Crusca – Firenze

 

Edizioni e ristampe:

1722: Vocabolario cateriniano di Girolamo Gigli da lui lasciato imperfetto alla lettera R, e che in questa seconda impressione si dà compito, ove si spiegano, e si difendono alcune voci, e frasi di s. Caterina da Siena, usate da essa nelle sue opere, secondo il dialetto sanese, e sue proprie. Con l’aggiunta della retrattazione del medesimo; della farsetta del Piato dell’H di Pier Jacopo Martelli; e delle lettere di quasi tutte le Accademie d’Italia in approvazione della locuzione della Santa. A Manilla nell’Isole Filippine [Lucca].

 

Biblioteca dell’Accademia della Crusca - Firenze

 

Edizioni  esaminate

1717: prima edizione;

1722: seconda edizione, a Manilla, nell’Isole Filippine [Lucca].

L’opera e il suo sommario

 

i edizione - sommario. Girolamo Gigli a chi legge (pp. I-XXXVII); Sigle degli autori citati (pp. XXXVII-XL); Gli Scrittori Sanesi più moderni, che quì si citano per qualche osservazione, tra’ molti altri, che si tralasciano, già nel nostro manifesto accennati (pp. XL-XLI); Altri Scrittori moderni, citati in conformazione dell’uso della Santa, o dell’uso Sanese, o pure per dichiarazione di alcuna cosa (pp. XLIII-XLIV); [Lemmario. La copia presso l’Accademia è priva delle ultime otto pagine] (pp. XLV-CCCXII).

 

l’opera. Girolamo Gigli divenne, soprattutto per questo vocabolario, il simbolo della “più vigorosa insurrezione municipale ma non particolaristica contro le pretese esclusiviste, in materia di lingua, degli ambienti colti fiorentini” (Vitale 1984: 192). Lo spunto polemico di partenza gli venne offerto dall’assenza di citazioni di Caterina da Siena (“non troppo lontana dagli anni di Giovanni Villani e nell’età medesima del Boccaccio, e del Petrarca, e di tant’altri di più puliti Prosatori, e Poeti; e che diede con quegli alla Toscana bambina eloquenza il primo sostanzioso latte”, p. XXX) nella terza edizione del Vocabolario della Crusca, nella cui tavola dei citati pure compariva. Si ripropone dunque l’idea del lemmario costruito sulla lingua di un solo autore con intenti ora diversi da quelli dei primi lessicografi e con spoglio di molti altri. Ogni autore senese citato è sottoposto a un ideale e polemico confronto con gli autori consacrati dai fiorentini (ad esempio, “Agnolo di Tura del Grasso, contemporaneo di Giovanni Villani [...]”, “Bindo Bonichi, Poeta Sanese, contemporaneo di Dante [...]”) e la selezione degli esempi tratti dagli scrittori approvati dalla Crusca è funzionale a sostenere il modello cateriniano. Tra gli scrittori moderni Gigli segnala lessicografi quali Politi, Pergamini, l’Alunno, il Felici, Tassoni e Pomey.

   La storia dell’opera, che circola a fascicoli prima della pubblicazione a Roma e Lucca, è parallela a quella del suo autore, il quale, non potendo contare sul sostegno della Crusca, blandisce altre accademie e invita diversi scrittori coevi a utilizzare termini cateriniani nelle loro opere, per poter sostenere poi nel suo vocabolario che questi lemmi sono ancora in uso, offrendo in cambio la fama della citazione. È il caso di: “guarda già e guardate già verbo avverbiato significante eccettuazione e avvertimento. [...] io lo trovo testè in tutta la buona gala di Lingua presso un chiaro Scrittore vivente” (la voce quindi seguita con esempi da suoi contemporanei poco o affatto noti). Non mancano citazioni “inventate di sana pianta (in particolare quegli Strambotti dei Rozzi che il Benvoglienti riconobbe subito come apocrifi, e ulteriori indagini confermarono tali)” (Migliorini 1940: 76), mentre il Gigli stesso ne denuncia la presenza in altri vocabolari. Si segnalano soprattutto i pregevoli riscontri lessicali e grammaticali in cui contesta la veridicità o la correttezza di citazioni della Crusca: “procurare. disse Santa Caterina, e tutti i Sanesi, e tutte le nazioni Toscane, ed Italiane [...]. I Fiorentini soli soli pronunziano col c raddoppiato proccurare, proccuratore, e proccura; ed in questa maniera autorizzarono tali voci nel Vocabolario, citando il Boccaccio, Dante, ed il Petrarca, ed altri. Ma, per vero dire, questo Proccuratore non merita d’aver troppo Clientoli al suo studio, nè molti Giudici a suo favore, perche regge la sua causa in gran parte a forza di falsi rapporti di citazioni”.

   Nel suo modello linguistico, pur “cateriniano” il senese è considerato per l’uso parlato e con una distinzione, diremmo oggi, diastratica tra “volgo nobile” e “volgo villano”: “numeri. I Fiorentini, e Sanesi fino a uno contano bene insieme; ma poi si rompono; e quegli dicono dua, questi due [...]. Indi s’accordano fino a dieci, che tutti così scrivono, ma taluno di essi tal volta diece. Al Quattordici nuova lite: I Fiorentini lo dicono coll’o chiuso, i Sanesi coll’aperto [...]. Oggi pure il Volgo Sanese, e il Volgo nobile ancora dice vinti”. Il tono delle definizioni, che ospitano aneddoti umoristici, spunti satirici e attacchi ingiuriosi, diventa sempre più acre: il lemma “pronunzia”, in cui si offre una trattazione linguisticamente interessante, si articola tra polemiche e osservazioni sui diversi usi toscani da p. CXCVII a p. CCXCIX.

   L’opera verrà interrotta alla lettera R e, insieme coll’esilio temporaneo comminato al Gigli, condannata al rogo, ma si dice che nelle piazze vennero bruciate al suo posto parecchie copie di altri libri, salvandone molte di questo vocabolario rimaste nelle biblioteche private.

 

ii edizione - sommario. Al lettore [dovrebbe essere di Angelo J. Nelli] (pp. III-IX). [Il sommario prosegue poi come nella precedente edizione, continuando il lemmario dalla lettera R. Lemmario] (pp. 1-343). Il piato dell’H. Farsetta satirica di Pietro Jacopo Martelli. Al signor Girolamo Gigli nobil sanese Accademico Intronato, e della Crusca. L’autore (pp. 347-52); Interlocutori (p. 352); Farsetta (pp. 353-63); Ritrattazione di Girolamo Gigli sanese (pp. 364-71); Lettera di Girolamo Gigli scritta al cavaliere Anton Francesco Marmi (pp. 372-74); Lettere delle principali Accademie d’Italia scritte a Girolamo Gigli in approvazione delle opere di S. Caterina da Siena (pp. 377-483).

 

l’opera. Durante l’esilio da Roma comminato al Gigli dopo l’uscita della prima edizione del vocabolario, l’autore lavorò a completare il lemmario, probabilmente con accresciuto risentimento, ma l’opera fu ripubblicata solo postuma a Lucca nel 1722 con la falsa e ironica indicazione nel frontespizio di Manilla.

   La nota introduttiva, premessa alla prefazione del Gigli, fu verosimilmente redatta dal commediografo Nelli: in essa si tenta di smorzare i toni aspri delle polemiche suscitate dalla prima edizione dell’opera. Anche nella parte di lemmario presentata per la prima volta in questa edizione sembra facilmente individuabile lo stile del Gigli, nonostante nelle avvertenze ai lettori si dichiari di aver utilizzato solo “pochi frammenti” dell’autore e più il lavoro di altri, ovvero del Nelli. È ad esempio sui toni del Gigli la voce: “sanesi. Oh quì veramente avrei da stendermi [...]. Perchè qual materia non mi somministrerebbe a parlare la non curanza, per non dire, disprezzo, e strapazzo fatto all’eloquenza della nostra santa, come altrove si è mostrato, dagli Eruditi Farinajoli della Tramoggia, solamente perchè ella è Sanese? [...]” (tra l’altro la voce si estende da pagina 270 alla 277).

   In appendice si pubblica una farsetta di Pietro Jacopo Martelli, la ritrattazione che il Gigli aveva dovuto scrivere per vedersi condonata la pena e le lettere di diverse accademie dalle quali egli aveva cercato sostegno.

 

Nota bibliografica

Migliorini 1940: 73-80; Vitale 1984: 192-95, 211; Vitale 1992: passim; Della Valle 1993: 53-54; Spera 2000: LIV, 676-79.